Ecco una nuova integrale dei cinque Concerti per pianoforte di Saint-Saëns, destinata a fare seria concorrenza alla recente integrale di Stephen Hough con la City of Birmingham Symphony Orchestra e Sakari Oramo. La pianista uzbeka Anna Malikova, vincitrice nel 1993 del concorso ARD di Monaco, per noi rappresenta una sorpresa, ma sono una sorpresa anche la WDR Sinfonieorchester di Colonia e Thomas Sanderling: una formazione splendida, splendidamente guidata da un direttore che riesce a ottenere un fraseggio molto morbido e curato. L’esordio del Concerto n. 1è un capolavoro di finezza interpretativa, in virtù del suono morbido e nostalgico dei corni e un primo tema enunciato dai violini con suono sensuale. E il fraseggio è sorprendentemente naturale, come mostra, per fare un esempio, la parte centrale del primo movimento del Concerto n. 3. Ottimi risultano gli equilibri dinamici tra solista ed orchestra.
La nostalgia appare il tratto prevalente anche del Concerto n. 2, sia nel sognante esordio, intessuto di arcane risonanze, di reminiscenze barocche e bachiane, sia nel secondo movimento, un Allegro scherzando tratteggiato quasi con ritrosia dalla solista, che cesella – sempre in sintonia con l’orchestra – finissimi passaggi d’agilità senza lasciarsi coinvolgere fino in fondo dal ritmo di danza del movimento; Anna Malikova conserva, anzi, una grazia intima e raccolta, memore delle atmosfere notturne e sognanti di certe pagine di Mendelssohn. Anche il vivace movimento conclusivo scivola leggero e sfuggente, quasi malinconico, come in generale tutti movimenti conclusivi dei Concerti, dei quali questa interpretazione attenua sempre i tratti più brillanti.
È una lettura che scende in profondità, oltre gli equivoci di chi vede in Saint-Saëns solo un abilissimo prestigiatore di suoni, un eclettico e stravagante demiurgo del palcoscenico che si riappropria con disinvoltura degli stili altrui per conquistarsi il favore del pubblico. È una lettura che funziona molto bene per il Concerto n. 4, con il suo esordio enigmatico, denso di cromatismi, accentuato dal suono teso e misterioso WDR Sinfonieorchester Köln e dal fraseggio colmo di charme di Anna Malikova. Funziona forse meno in una pagina dai tratti più brillanti come il Concerto n. 5 op. 103, della quale la Malikova riesce a cogliere, però, tutta la segreta nostalgia, soprattutto nel secondo movimento. |